Amici cari, a rendere il clima bollente questa estate, non è solo il sole, ma anche l’iniziativa di alcune regioni di attivare dei corsi che prevedono, nell’arco di qualche settimana, di formare personale da impiegare poi nei Pronti Soccorsi di tutta Italia. E qualcuno, nello specifico Perugia, ha scelto di scendere in strada.
Perchè è vero che ogni anno le borse MEU fortunatamente aumentano (quest’anno sono state 256 contro le 181 dello scorso anno) ma le carenze nel sistema di emergenza-urgenza sono ben più profonde. Qui potete leggere l’articolo di Simeu sulla vicenda.
A seguito invece trovate il nostro comunicato in merito alla faccenda.
“Come Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza (CoSMEU) vorremmo entrare nel merito di una questione che ci sta molto a cuore e che è stata recentemente sollevata da fatti di cronaca.
La carenza di personale sanitario nell’ambito dell’emergenza è un annoso problema già noto a più di un’Amministrazione regionale. Ci sono però soluzioni e soluzioni. Quelle a lungo termine, che verosimilmente risolveranno il problema, consistono nell’aumentare le borse per gli specialisti direttamente interessati fino ad un numero adeguato a coprire il fabbisogno. In questo senso scopriamo con sollievo che il trend delle borse in medicina d’Emergenza-Urgenza è positivo, seppur ancora molto lontano dall’obiettivo. Stiamo crescendo nei numeri, e questo grazie al Ministero ma soprattutto grazie alle Regioni ed agli Enti locali, a cui va il nostro plauso. Le soluzioni a breve termine, invece, nella nostra opinione lasciano molto a desiderare. Leggiamo con sconforto la notizia apparsa l’11 luglio scorso su “La Nazione, Cronaca di Perugia” sull’attivazione di un corso di 350 ore riservato a 58 neolaureati che ha come obiettivo dichiarato quello di far “acquisire le competenze necessarie per far fronte alle emergenze del 118 e dei Pronto Soccorso”. Prima che questa soluzione sia adottata sistematicamente in altre Regioni facciamo nostre le critiche sollevate dai Colleghi specializzandi di Perugia, che hanno espresso e motivato nella stessa testata giornalistica diverse perplessità.
Il corso di specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza è una realtà giovane, esistente sul territorio nazionale da appena 8 anni ed è costituito da un iter di 5 anni. Gli ambiti dell’emergenza in cui veniamo formati sono i più vari: pronto soccorso, terapia subintensiva e intensiva, emergenza territoriale, medicina interna sono solo tra le principali rotazioni che affrontiamo nel nostro percorso formativo. 350 ore di formazione le facciamo in due mesi. Abbiamo superato un test da migliaia di partecipanti per aggiudicarci il diritto (e il dovere) di acquisire quelle competenze che permettano di prenderci cura in scienza e coscienza di qualsiasi paziente abbia una problematica potenzialmente letale. E’ un ambito complesso, in cui non sono ammesse scorciatoie, pena la sicurezza della salute del paziente.
Restiamo pertanto perplessi da quest’atteggiamento schizofrenico di investire sulla nostra formazione e, contemporaneamente, di affrontare una carenza immediata formando dei Colleghi neolaureati per un periodo a nostro avviso assolutamente inadeguato alla gestione dell’emergenza.
Il problema che ci troviamo davanti è quindi duplice: da un lato la nostra specializzazione verrebbe vituperata e paragonata ad un corso. Che differenza ci sarebbe sul luogo di lavoro in termini di ruoli tra uno specialista ed un corsista? Perché mai un neolaureato dovrebbe quindi affrontare un test molto selettivo ed un arduo percorso di 5 anni quando potrebbe cavarsela molto più agevolmente partecipando ad un corso? Come può l’Università rendersi complice di un progetto che porterà alla formazione di personale sanitario scarsamente formato che di fatto avrà gli stessi ruoli degli specialisti?
Se questo primo problema potrebbe sembrare agli occhi dei lettori un’ennesima lotta tra categorie, il secondo è ben più ampio e preoccupante. Questa volontà di formare neolaureati che lavorino in PS e 118 è sicura per l’utenza? In altre parole com’è dimostrabile che il personale addestrato così in fretta abbia le competenze adeguate a gestire in sicurezza qualsiasi patologia emergente potenzialmente letale? Se un vostro caro avesse un’emergenza medica preferireste che fosse curato da chi ha studiato e lavorato per 5 anni nell’ambito dell’emergenza o da un neolaureato formato con un corso al suo primo impiego?
Le critiche sono un aspetto fondamentale del dialogo, della democrazia e della progettazione e vogliamo che questo nostro comunicato sia infine costruttivo. Comprendiamo la posizione delle Autorità regionali, che devono risolvere rapidamente un problema presente da anni, comprendiamo l’entusiasmo per questa soluzione dei Colleghi neolaureati e comprendiamo la posizione dell’Università, che ha autorità per trasmettere competenze essenziali. L’unica soluzione che ci può venire in mente è che questo corso dia infine un titolo per lavorare solo ed esclusivamente sui codici 4 e 5 (ex codici bianchi e azzurri). 350 ore in questo ambito dovrebbero essere, a nostro giudizio, sufficienti. Questo consentirebbe alle Regioni di aumentare in breve tempo l’offerta sanitaria di circa il 20%, salvaguarderebbe la possibilità formativa e lavorativa dei neolaureati, manterrebbe inalterate l’esclusività delle competenze degli specialisti sui codici maggiori e, soprattutto, non aumenterebbe in alcun modo il rischio per la salute dell’utenza. Se così fosse l’Università, in quanto garante della miglior formazione possibile, non solo potrebbe ma anzi dovrebbe promuovere questo corso, in Umbria e nelle altre Regioni. Restiamo in attesa di una risposta dei diretti interessati e una presa di posizione dell’Università e della società scientifica a riguardo.”
Dott. V.T. Stefanone, Presidente CoSMEU
Dott.ssa S.Scarabottini
Dott.ssa G.Bottani
Dott.ssa M.Mascolo
Dott. A.Broggi
Dott. M.Cuccia
Dott.ssa L.Frigo
Dott. N.Nannipieri
Dott.ssa M.L.Ralli