
Come Cosmeu aspettavamo con piacere gli 855 possibili neo-specializzandi al primo anno. Allo stato attuale dell’ultimo concorso SSM2023, però, solo il 31% delle borse è stato assegnato.
Come mai nessuno vuol più iscriversi a medicina d’emergenza urgenza?
Siamo sicuri di non saper rispondere a questa domanda?
Forse perché è un lavoro usurante e non viene riconosciuto come tale? Per lo stipendio solo ospedaliero e non comparabile a quello di altri colleghi o altri stati europei? Per la scarsa possibilità di fare libera professione da assunti nel SSN? Per gli organici sempre ridotti, per cui riposi e ferie non vengono rispettati ed assicurati? Perché sono tra i medici col maggior rischio di incorrere in denunce e procedimenti giudiziari? Per il mancato riconoscimento della figura del medico d’emergenza da parte degli altri professionisti?
Le Istituzioni e la Politica dovrebbero prendersi a carico questi temi e cercare di darne risposta, per rendere attrattiva questa Specializzazione per i giovani colleghi: avere dei professionisti in un settore delicato come il settore dell’emergenza-urgenza, deve essere una priorità per tutti!
Noi siamo però medici specializzandi e ci occupiamo di formazione.
Guardiamo agli ultimi anni: formazione spesso inadeguata all’ambito in MEU e prospettiva di una carriera limitata, spesso lontana dagli ambienti accademici (anche per via del mancato settore scientifico-disciplinare universitario specifico di medicina d’urgenza) sono problematiche mai risolte.
Si succedono i direttivi di CoSMEU, ma i temi rimangono gli stessi: standardizzare la formazione, adeguamento agli standard europei, vigilare sull’andamento delle Scuole di Specializzazione, delineare le specificità ed il ruolo univoco dello Specialista in Medicina d’Emergenza-Urgenza, etc…
Tra tutte, l’uniformità della formazione è tuttora troppo lontana dall’essere raggiunta. Non è possibile avere Scuole di MEU che su 5 anni facciano ruotare i propri specializzandi 2 anni o più tra reparti di medicina interna, geriatria o servizi ambulatoriali e non si attrezzino a prevedere rotazioni obbligatorie in rianimazione, sala operatoria e pre-ospedaliero: temi assolutamente di nostra appartenenza. Il 70% delle borse non assegnate è un segnale troppo forte, che tutti dovrebbero analizzare.
Anche la risposta politica, per ora, è stata poco adeguata, attraverso forzature del sistema atte a sbloccare forza lavoro in tempi precoci (come l’anticipazione al secondo anno della possibilità di lavorare con contratto ddl Calabria): la formazione diventa importante quando si tratta di far confronti con i gettonisti, ma lo è di meno quando è necessario coprire i turni con uno specializzando dopo 12 mesi di formazione su 5 anni. Aumentare il numero di borse negli anni ha addirittura contribuito a renderle meno formative, 50 persone in una scuola dove l’anno prima ce n’erano 3 è stato un atto non seguito da un adeguamento della formazione e degli spazi.
Guardiamo al presente: ad ora, vi sono 266 nuovi medici che hanno scelto di specializzarsi in medicina d’emergenza urgenza. Per loro e per tutti noi facciamo un appello alle Istituzioni, alla Politica ed alle Università per pretendere interesse e impegno concreto.
Guardiamo al futuro: il riconoscimento della nostra figura professionale deve passare attraverso misure atte a permettere allo specialista in medicina d’emergenza urgenza di poter esercitare con gli strumenti forniti dal percorso formativo e confermati in quello lavorativo, negli spazi adeguati e nel giusto numero di ore e di pazienti in carico, permettendo l’attività scientifica accademica e la rotazione su tutti i servizi della rete dell’emergenza-urgenza (PS, pre-ospedaliero, medicina sub-intensiva, gestione della guardia interdivisionale…).

















